Chi siamo

 

CHI SIAMO - LA NOSTRA STORIA

Per decenni, la nostra società, e altre collegate, hanno operato nel settore della certificazione alimentare ebraica kosher. Questo tipo di certificazione si basa su controlli della filiera alimentare molto severi e attenti a che non vi siano durante tutto il processo produttivo, contaminazioni con prodotti vietati dalle sacre scritture dettate dal vecchio testamento una fra tutte – non ci deve essere alcun tipo di contatto tra carne e latte. Vista l’altissima professionalità dei nostri ispettori e considerato che questa attenzione quasi morbosa va avanti da circa 6000 anni con continui studi ed approfondimenti su ogni tipo di novità alimentare e considerata l’attenzione attuale di tutta la popolazione mondiale a stare sempre più attenta alla cura ed al benessere del proprio corpo, visto l’aumento esponenziale delle intolleranze alimentari, abbiamo deciso di portare sostegno e sicuro beneficio a tutte queste persone ampliando e certificando anche cibi e prodotti senza latte.

 

COS'E' UN MARCHIO COLLETTIVO?

Il marchio è un segno che permette di distinguere i prodotti o i servizi, realizzati o distribuiti da un'impresa, da quelli delle altre aziende. Secondo l'art. 7 del Codice della Proprietà Industriale (CPI), possono costituire oggetto di registrazione come marchio d'impresa tutti i segni rappresentabili graficamente: parole (compresi i nomi di persone), disegni, lettere, cifre, suoni, forma del prodotto o della confezione di esso, combinazioni o tonalità cromatiche.

Così, un suono può essere registrato come marchio, riportando su un pentagramma le note musicali che lo compongono.

La forma del prodotto o del suo confezionamento può costituire un valido marchio a condizione che il segno in questione:

  • abbia una sua autonoma capacità distintiva agli occhi del consumatore medio, tale che la semplice visione di quella specifica forma sia in grado di creare immediatamente un ideale collegamento tra il prodotto/servizio sia con il marchio sia con l’azienda produttrice
  • non sia costituito esclusivamente dalla forma imposta dalla natura stessa del prodotto (in quanto questa è priva di capacità distintiva), dalla forma del prodotto necessaria per ottenere un risultato tecnico (proteggibile esclusivamente da un brevetto o da un modello di utilità) o dalla forma che dà un valore sostanziale al prodotto (art. 9 CPI).

Anche le combinazioni o tonalità cromatiche possono costituire un valido marchio; sono esclusi ovviamente i colori puri, in quanto l'uso degli stessi non può essere riservatoesclusivamente a un titolare.

Inoltre, sebbene l'art. 7 CPI non li citi espressamente, fanno parte dei segni suscettibili di costituire un valido marchio gli slogan pubblicitari, a condizione, tuttavia, che presentino un carattere distintivo, vale a dire che si tratti di un segno che possa essere percepito dal pubblico dei consumatori come uno strumento d'identificazione dell'origine commerciale dei prodotti o dei servizi considerati, così consentendone, senza possibilità di confusione, la distinzione da quelli dei concorrenti (ad esempio, è stato depositato come marchio d'impresa lo slogan pubblicitario della famosa catena di arredamento Mondo Convenienza "La nostra forza è il prezzo", depositato anche come brano musicale "jingle").
Non è viceversa attivabile la registrazione di marchi olfattivi – non rappresentabili graficamente – in quanto non esiste a oggi una classificazione internazionale degli odori tale da consentire una precisa e inequivocabile indicazione.

Il marchio d’impresa la cui registrazione è di competenza  del Ministero dello Sviluppo Economico può essere:

  • individuale: se appartiene a una singola impresa o a persona fisica (è il caso più comune)
  • collettivo: quando garantisce l’origine, la natura o la qualità di determinati prodotti o servizi; solitamente è richiesto da un “soggetto proponente” che può essere una persona fisica o giuridica (generalmente si tratta di associazioni, cooperative o consorzi), per poi essere concesso in uso a quelle singole imprese che si impegnano a rispettare quanto stabilito nel regolamento d’uso; in deroga all’articolo 13, comma 1, del CPI, un marchio collettivo può consistere in segni o indicazioni che nel commercio possono servire per designare la provenienza geografica (e, quindi, la qualità derivante dalla particolare zona di realizzazione) dei prodotti/servizi. L’UIBM può, peraltro, rifiutare la registrazione quando i marchi richiesti possano creare situazioni di ingiustificato privilegio o recare pregiudizio allo sviluppo di altre analoghe iniziative nella regione. La registrazione del marchio collettivo costituito da nome geografico non autorizza il titolare a vietare a terzi l’uso nel commercio del nome stesso, purché questo sia conforme ai principi della correttezza professionale e limitato alla funzione di indicazione di provenienza.

In base agli elementi che lo compongono si possono individuare tre categorie di marchio:

  • il marchio denominativo, che è costituito solo da parole
  • il marchio figurativo, che consiste in una figura o in una riproduzione di oggetti reali o di fantasia
  • il marchio misto o complesso, effetto della combinazione di parole e figure.